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a volte calmo e a volte in tempesta


Le persone non capiscono perché io voglia sempre risolvere le cose, perché voglia farmi carico dei problemi degli altri, perché io voglia sempre vedere il buono nelle persone, anche in quelle in cui proprio non si vede.

Non lo so perché lo faccio, so solo che mi viene naturale. Ai vostri occhi probabilmente non si vede, ma io, il buono, lo vedo sempre. So leggere dentro, non chiedetemi come faccia, perché non so dirvelo.

Questa, però, è stata la mia condanna per tutta la vita.

Condanna perché l’ho sempre presa come tale, e non come dono.

C’è una parte di me che va in conflitto con l’altra: una è quella che vede la parte “malata” e vorrebbe allontanarla perché mi sfinisce; l’altra é quella che vede la parte buona e vorrebbe aiutarla a salvare quella “malata”. “Malata”, per intenderci, la parte che dentro ha dei problemi, degli enigmi che voglio capire, tutto ciò che chiunque non riesce a vedere dentro di sé.

Sarebbe più facile sotterrare questa parte di me e lasciare che l’altra prevalga, ma c’è sempre qualcosa che la riporta fuori.

E questo qualcosa me lo porto dentro da così tanto, che è finito il tempo di scappare.

Quando arrivi a capire chi, cosa e perché non ti fa andare avanti, allora hai trovato il punto da cui partire, devi solo capire come affrontarlo.

Se mi chiedete perché mi piace il mare, è perché sono proprio come lui: a volte calmo e a volte in tempesta.

Ma non è meraviglioso proprio per questo?

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