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chi non c'è, non vuole esserci


Ormai è così che va, un giorno sono tranquilla e un giorno lo classifico come “giornata sbagliata”.

Giornata sbagliata, perché non riesco a non star male, a non sentire, a trasformare tutto ciò in parole, come ora, che non so dirvi bene come mi senta.

Posso solo dirvi che mi sento uno schifo, le lacrime riaffiorano e non ne vogliono sentire di stare lì, dove le avevo sistemate per far sì che non tornassero indietro.

E non me la posso prendere con nessuno, nemmeno con me stessa, ché anche stavolta non sono stata abbastanza, perché in realtà sono stata tutto ciò che non ero mai stata per nessuno. E quando dico nessuno, intendo proprio nessuno. Che la mia luna piena è toccata solo a lui, e solo io posso sapere cos’abbia significato per la prima volta, lasciarmi andare sul serio, e ritrovarmi comunque senza niente tra le mani.

Perché è questo che ho adesso: niente.

E vi dico che non posso prendermela con me stessa, perché sono stata sincera quando non potevo esserci, sono stata vera quando ho detto le cose che provavo, reale quando sono crollata e dovevo farlo, dovevo, perché altrimenti sarei rimasta in quel limbo di sensazioni che non avevano una direzione, in quel buio che mi si era creato intorno, e avrei continuato a non capirci niente, a non arrivare alla radice delle cose.

Ho capito che ci sono momenti nella vita in cui bisogna farlo, e arriva sempre, per tutti. Non puoi fare altro che affrontare tutto come meglio puoi, sapendo che un giorno tutto avrà avuto un senso.

E chi non ha voluto capire questo adesso, bè...

Che posso dirvi?

Chi non c’è, alla fine, è perché non vuole esserci.

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