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parlo di qualcuno


Oggi voglio parlarvi di lui. Ho iniziato questo post tre volte. La prima volta l’ho finito e quando sono andata a rileggerlo in ogni frase c’era qualcosa di sbagliato. Quando voglio parlare di lui, automaticamente devo parlare prima di me. Vi racconto una storia. Ho conosciuto un ragazzo. L’ho conosciuto quasi otto anni fa. Non posso dirvi che mi sono innamorata, perché non lo conoscevo davvero. Mi sono innamorata di come mi sentivo quando ero con lui. Non so se avete mai conosciuto qualcuno che vi facesse sentire libero, lui mi faceva sentire così. E mi fa sentire così ogni volta. Quando l’ho conosciuto ero appena uscita dalla relazione più distruttiva della mia vita. Mi sono fatta distruggere, mi sono fatta umiliare probabilmente, mi sono fatta dire tantissime parole cattive che non mi appartenevano, mi sono chiusa in casa, mi sono allontanata dagli amici, pur di non litigare con l’unica persona che vedeva in me una persona che non ero. Ci ho messo due anni per dire vaffanculo sul serio. Avevo perso otto chili, e tre erano di tette e ancora le sto piangendo. Non parlavo con nessuno, piangevo e basta, mi venivano gli attacchi di panico perché non riuscivo davvero ad allontanarlo eppure era ciò che avrei dovuto fare dall’inizio. Quando ho conosciuto lui, io volevo libertà e lui poteva darmela. Ma anche se una parte di me voleva conoscerlo, l’altra vedeva in lui qualcosa che non mi piaceva. Ciò che non mi piaceva era qualcosa che non riuscivo e non ero pronta a capire, per questo mi sono sempre allontanata. Non mi sono mai fatta conoscere davvero, niente di più di ciò che tutte le altre persone conoscono di me. Sono poche le persone che mi conoscono davvero, però non tutte mi capiscono. Non tutte le persone capiscono perché io sia ancora qui a parlare di lui, ma a me non importa più del pensiero di nessuno. A me adesso importa capire me, perché se capisco me, capisco anche lui e il motivo per cui sia entrato nella mia vita e non ne sia mai uscito. Quando ho finito il primo post stamattina, quello che poi non ho pubblicato, alla radio davano Tre minuti dei Negramaro. Caro Giuliano, non posso avere solo tre minuti per spiegarmi, me ne servono almeno tremila.

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